Il piccolo Comune di San Floro, nella Valle del Corace in provincia di Catanzaro, è circondato da frutteti e uliveti ma si apre all'azzurro mare della Costa degli Aranci, sulla riviera ionica.
Sin dall'antichità, il particolare microclima concorre a rendere San Floro un punto di riferimento regionale per la coltivazione dei gelsi e, di conseguenza, della bachisericoltura, attività alla base della produzione della pregiata Seta Catanzarese.
Posto lungo una vera e propria "Via della Seta" in Calabria, San Floro ha vissuto per secoli di questa produzione così pregiata e identitaria, trasformandola ai giorni nostri in un circuito di virtuoso. Una storia antica, che a partire dall'arrivo dei monaci greco-bizantini, portatori dei bachi d'Oriente, si è evoluta grazie a una cooperativa locale che ha ripristinato la catena produttiva e ne ha fatto filati destinati alle più grandi maison di moda del mondo.
Chi desidera scoprire i segreti della seta di San Floro può visitare la cooperativa, che è anche fattoria didattica con attività per grandi e piccini, e il Museo della Seta, allestito all'interno dello splendido Castello Caracciolo, nel centro storico di San Floro.
Il castello sorge proprio nella piazza principale, che è una terrazza panoramica sulla Valle del Corace, nei pressi della Chiesa di San Nicola.
Il "museo-opificio" ricostruito all'interno mostra gli splendidi manufatti di seta e ceramica locali, ma anche gli strumenti utilizzati nell'antichità per realizzarli, inclusi i pigmenti di colore naturali, gli antichi telai e alcuni costumi d'epoca in pura seta catanzarese.
Gli amanti della natura possono visitare il famoso Campo di Girasoli nei dintorni dell'abitato, vicino all'antico mulino rimesso in attività, e l'area naturalistica La Pineta.
(fonte: calabriastraordinaria.it)
Sin dall'antichità, il particolare microclima concorre a rendere San Floro un punto di riferimento regionale per la coltivazione dei gelsi e, di conseguenza, della bachisericoltura, attività alla base della produzione della pregiata Seta Catanzarese.
Posto lungo una vera e propria "Via della Seta" in Calabria, San Floro ha vissuto per secoli di questa produzione così pregiata e identitaria, trasformandola ai giorni nostri in un circuito di virtuoso. Una storia antica, che a partire dall'arrivo dei monaci greco-bizantini, portatori dei bachi d'Oriente, si è evoluta grazie a una cooperativa locale che ha ripristinato la catena produttiva e ne ha fatto filati destinati alle più grandi maison di moda del mondo.
Chi desidera scoprire i segreti della seta di San Floro può visitare la cooperativa, che è anche fattoria didattica con attività per grandi e piccini, e il Museo della Seta, allestito all'interno dello splendido Castello Caracciolo, nel centro storico di San Floro.
Il castello sorge proprio nella piazza principale, che è una terrazza panoramica sulla Valle del Corace, nei pressi della Chiesa di San Nicola.
Il "museo-opificio" ricostruito all'interno mostra gli splendidi manufatti di seta e ceramica locali, ma anche gli strumenti utilizzati nell'antichità per realizzarli, inclusi i pigmenti di colore naturali, gli antichi telai e alcuni costumi d'epoca in pura seta catanzarese.
Gli amanti della natura possono visitare il famoso Campo di Girasoli nei dintorni dell'abitato, vicino all'antico mulino rimesso in attività, e l'area naturalistica La Pineta.
(fonte: calabriastraordinaria.it)
Il piccolo borgo di San Floro affonda le sue radici nella preistoria, nel Neolitico.
Alcuni ritrovamenti archeologici testimoniano che, millenni più tardi, fosse una colonia magnogreca di Scolacium. L’intento dei colonizzatori era quello di sfruttare al massimo le ricche potenzialità del territorio delimitato da frutteti, distese di vegetazione adatte al sostentamento del bestiame e floridi boschi ricchi di legname.
Antico casale di Squillace di cui seguì le vicende fino a fine '400 quando fu smembrato dalla famiglia Strivieri. Successivamente, fino al 1599, appartenne ai Mangione per poi ritornare agli Strivieri.
Dal 1643 al 1711 fu possedimento di Cesare Marincola di Catanzaro e in seguito, fino all'eversione della feudalità, del feudo di Girifalco sotto il duca Nicola Maria Caracciolo, di cui ancora oggi è presente ben conservato il castello che veniva utilizzato come residenza estiva.
Subì gravi danni dal terremoto del 1783 in cui fu distrutta l'antica chiesa di Santa Caterina.
Dopo l'ordinamento amministrativo di Championnet venne inserito nel cantone di Catanzaro e nel 1807 i francesi lo inserirono nel governo di Squillace.
Nel 1811 fu assegnato al circondario di Borgia, conferimento che rimase invariato anche dopo il riordino disposto dai Borbone nel 1816.[4]
(fonte:wikipedia)
Alcuni ritrovamenti archeologici testimoniano che, millenni più tardi, fosse una colonia magnogreca di Scolacium. L’intento dei colonizzatori era quello di sfruttare al massimo le ricche potenzialità del territorio delimitato da frutteti, distese di vegetazione adatte al sostentamento del bestiame e floridi boschi ricchi di legname.
Antico casale di Squillace di cui seguì le vicende fino a fine '400 quando fu smembrato dalla famiglia Strivieri. Successivamente, fino al 1599, appartenne ai Mangione per poi ritornare agli Strivieri.
Dal 1643 al 1711 fu possedimento di Cesare Marincola di Catanzaro e in seguito, fino all'eversione della feudalità, del feudo di Girifalco sotto il duca Nicola Maria Caracciolo, di cui ancora oggi è presente ben conservato il castello che veniva utilizzato come residenza estiva.
Subì gravi danni dal terremoto del 1783 in cui fu distrutta l'antica chiesa di Santa Caterina.
Dopo l'ordinamento amministrativo di Championnet venne inserito nel cantone di Catanzaro e nel 1807 i francesi lo inserirono nel governo di Squillace.
Nel 1811 fu assegnato al circondario di Borgia, conferimento che rimase invariato anche dopo il riordino disposto dai Borbone nel 1816.[4]
(fonte:wikipedia)
Il nome del paese riflette la forte venerazione verso il suo santo patrono, appunto,
San Floro Martire, che insieme al fratello Lauro, poiché non aveva abnegato i suoi ideali di fede cristiana, fu arrestato, condannato, calato in un pozzo e sepolto vivo.
Ogni anno, il 18 agosto, i Sanfloresi onorano il proprio santo patrono con una messa solenne e la tipica processione per le vie del paese.
Degna di nota è la tradizionale lavorazione dei fichi bianchi secchi, essiccati secondo l'antico metodo dell'essiccazione naturale al sole.
San Floro dai primi del '900 è conosciuta come la "Terra dei fichi".
(fonte: Wikipedia)
“a cumprunta”
Nella domenica di Pasqua si assiste alla scena commovente della "cumprunta", che da centinaia di anni si rinnova su piazza G. Marconi che consiste nell'incontro festoso, dopo i due giorni di...lutto (venerdì e sabato), tra Maria (naturalmente in cartapesta), San Giovanni Evangelista (che fa per l'occasione l'ambasciatore) e Gesù Risorto.
(fonte: “Ciao San Floro” di Domenico e Feliciano Paravati)
"Prima Domenica di Maggio".
Bisogna risalire ai tempi lontani per poter dare una spiegazione alla più attesa ricorrenza del paese che richiama sul luogo moltissimi forestieri.
Nel 1765 una terribile peste stava compiendo una vera e propria decimazione di cittadini: più di una metà di essi erano stati ghermiti dalla morte. Medici, gentiluomini, rappresentanti del popolo furono convocati per parecchie volte in consiglio per cercare di porre un riparo al male, ma tutti i tentativi risultarono vani.
Non restava purtroppo che ricorrere al Santo Patrono. Il Sindaco, don Cesare Zolea, ed i suoi consiglieri si riunirono in chiesa ed alla presenza di numerosi testimoni, dopo che furono baciate le reliquie del Santo Protettore, per mezzo del notaio Angelo Vincenzo Caccavari fu steso un lunghissimo testamento che ogni anno si legge sul pianerottolo della chiesa e del quale pubblichiamo la parte più interessante:
"...in data 12 maggio dell'anno 1765, l'Università suddetta, per placare la Divina Maestà, che per tante scelleraggini la sottopose ad epidemiche infermità, con la morte di più e più cittadini, senza che ritrovare si avesse pos-suto, con l'assistenza di più medici, riparo conveniente, fece voto al Glorioso Martire Santo Floro Protettore, solennemente accettato da tutto il popolo, che per ogni prima domenica di maggio di ciaschedun anno, "in futuruum et in perpetuum", a proprie spese di essa Università, si facessero pubbliche pre ghiere con la processione di mortificazione ed, in segno di ringraziamento, offrirsi per ogni anno, in detto tempo, rotola cinque di cera bianca lavorata, oltre di quella che bisognerà per la Messa e la Processione suddetta."
Dopo la lettura da parte del Segretario Comunale dell'atto pubblico, vengono distribuite decine di torcette di cera indorata contrassegnate dai colori della bandiera italiana ed inizia subito la processione.
È veramente molto bello vedere tutti i sanfloresi, senza distinzione di partito o fazione, uniti nella preghiera, con una corona di spine sul capo in segno di penitenza, precedere al canto di inni intonati al perdono la statua di San Floro mentre il Parroco porta le reliquie, che si trovano gelosamente custodite nel paese da centinaia di anni.
(fonte: “Ciao San Floro” di Domenico e Feliciano Paravati)
San Floro Martire, che insieme al fratello Lauro, poiché non aveva abnegato i suoi ideali di fede cristiana, fu arrestato, condannato, calato in un pozzo e sepolto vivo.
Ogni anno, il 18 agosto, i Sanfloresi onorano il proprio santo patrono con una messa solenne e la tipica processione per le vie del paese.
Degna di nota è la tradizionale lavorazione dei fichi bianchi secchi, essiccati secondo l'antico metodo dell'essiccazione naturale al sole.
San Floro dai primi del '900 è conosciuta come la "Terra dei fichi".
(fonte: Wikipedia)
“a cumprunta”
Nella domenica di Pasqua si assiste alla scena commovente della "cumprunta", che da centinaia di anni si rinnova su piazza G. Marconi che consiste nell'incontro festoso, dopo i due giorni di...lutto (venerdì e sabato), tra Maria (naturalmente in cartapesta), San Giovanni Evangelista (che fa per l'occasione l'ambasciatore) e Gesù Risorto.
(fonte: “Ciao San Floro” di Domenico e Feliciano Paravati)
"Prima Domenica di Maggio".
Bisogna risalire ai tempi lontani per poter dare una spiegazione alla più attesa ricorrenza del paese che richiama sul luogo moltissimi forestieri.
Nel 1765 una terribile peste stava compiendo una vera e propria decimazione di cittadini: più di una metà di essi erano stati ghermiti dalla morte. Medici, gentiluomini, rappresentanti del popolo furono convocati per parecchie volte in consiglio per cercare di porre un riparo al male, ma tutti i tentativi risultarono vani.
Non restava purtroppo che ricorrere al Santo Patrono. Il Sindaco, don Cesare Zolea, ed i suoi consiglieri si riunirono in chiesa ed alla presenza di numerosi testimoni, dopo che furono baciate le reliquie del Santo Protettore, per mezzo del notaio Angelo Vincenzo Caccavari fu steso un lunghissimo testamento che ogni anno si legge sul pianerottolo della chiesa e del quale pubblichiamo la parte più interessante:
"...in data 12 maggio dell'anno 1765, l'Università suddetta, per placare la Divina Maestà, che per tante scelleraggini la sottopose ad epidemiche infermità, con la morte di più e più cittadini, senza che ritrovare si avesse pos-suto, con l'assistenza di più medici, riparo conveniente, fece voto al Glorioso Martire Santo Floro Protettore, solennemente accettato da tutto il popolo, che per ogni prima domenica di maggio di ciaschedun anno, "in futuruum et in perpetuum", a proprie spese di essa Università, si facessero pubbliche pre ghiere con la processione di mortificazione ed, in segno di ringraziamento, offrirsi per ogni anno, in detto tempo, rotola cinque di cera bianca lavorata, oltre di quella che bisognerà per la Messa e la Processione suddetta."
Dopo la lettura da parte del Segretario Comunale dell'atto pubblico, vengono distribuite decine di torcette di cera indorata contrassegnate dai colori della bandiera italiana ed inizia subito la processione.
È veramente molto bello vedere tutti i sanfloresi, senza distinzione di partito o fazione, uniti nella preghiera, con una corona di spine sul capo in segno di penitenza, precedere al canto di inni intonati al perdono la statua di San Floro mentre il Parroco porta le reliquie, che si trovano gelosamente custodite nel paese da centinaia di anni.
(fonte: “Ciao San Floro” di Domenico e Feliciano Paravati)
Ancora oggi sono l'agricoltura e l'industria alimentare a rappresentare una risorsa economica importante per i sanfloresi, ma non bisogna dimenticare la produzione e lavorazione della seta, dall'allevamento dei bachi sino al prodotto finale.
I tanti telai ed attrezzi di uso comune donati dalle famiglie di San Floro hanno fatto nascere un museo apposito.
La città, inoltre, ha un centro storico molto vivace che si popola soprattutto d'estate con i tanti emigranti che rientrano nel paese d'origine per trascorrere le vacanze piacevolmente: oltre alle bellezze naturali ed alla chiesa di San Floro, infatti, la città è nota per i prodotti tipici come i fichi bianchi seccati al sole, questi sono tra i più apprezzati della zona.
Altra fonte di economia è la produzione di grano biologico e dei suoi derivati (macinati a pietra nel mulino locale) come il pane di segale "Iermano" e il pane "Brunetto", prodotto da forno locale vincitore di diversi premi e riconoscimenti su scala nazionale (premio roma 2019) e la produzione di seta e prodotti derivati dal gelso.
(fonte: Wikipedia)
I tanti telai ed attrezzi di uso comune donati dalle famiglie di San Floro hanno fatto nascere un museo apposito.
La città, inoltre, ha un centro storico molto vivace che si popola soprattutto d'estate con i tanti emigranti che rientrano nel paese d'origine per trascorrere le vacanze piacevolmente: oltre alle bellezze naturali ed alla chiesa di San Floro, infatti, la città è nota per i prodotti tipici come i fichi bianchi seccati al sole, questi sono tra i più apprezzati della zona.
Altra fonte di economia è la produzione di grano biologico e dei suoi derivati (macinati a pietra nel mulino locale) come il pane di segale "Iermano" e il pane "Brunetto", prodotto da forno locale vincitore di diversi premi e riconoscimenti su scala nazionale (premio roma 2019) e la produzione di seta e prodotti derivati dal gelso.
(fonte: Wikipedia)
Il Comune di San Floro è un luogo ideale per villeggiare.
La piazza centrale, sita nel cuore del territorio, sembra un’enorme terrazza panoramica dove la gente del posto si riunisce per socializzare.
Di sera lo scenario è spettacolare: mille diamanti punteggiano il cielo ed illuminano la vallata creando un’atmosfera magica ed incantata.
Una fitta rete di vicoli e viuzze incentiva le passeggiate, nella calma e nel silenzio, alla scoperta degli angoli nascosti del paese.
Un paese dove l'accoglienza è di casa, dove la vita scorre tranquilla, dove rilassarsi è quasi un obbligo.
La piazza centrale, sita nel cuore del territorio, sembra un’enorme terrazza panoramica dove la gente del posto si riunisce per socializzare.
Di sera lo scenario è spettacolare: mille diamanti punteggiano il cielo ed illuminano la vallata creando un’atmosfera magica ed incantata.
Una fitta rete di vicoli e viuzze incentiva le passeggiate, nella calma e nel silenzio, alla scoperta degli angoli nascosti del paese.
Un paese dove l'accoglienza è di casa, dove la vita scorre tranquilla, dove rilassarsi è quasi un obbligo.