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Il Castello Caracciolo

  Sentinella della Valle del Corace

​Il Castello Caracciolo sorge in una posizione strategica che domina la Valle del Corace e offre uno sguardo privilegiato verso il Golfo di Squillace. 

 

Non è un rudere abbandonato, ma un luogo dove la storia della nobiltà napoletana (i Caracciolo) si intreccia con la storia del lavoro e dell'artigianato d'eccellenza (la Seta), il tutto incastonato in un paesaggio che guarda al Mar Ionio.

Da Fortezza a Dimora

La struttura originaria risale presumibilmente al X-XI secolo. In questa fase medievale, l'edificio non era una residenza di lusso, ma aveva una funzione prettamente difensiva. San Floro, per la sua posizione elevata, serviva come punto di avvistamento e protezione per l'entroterra catanzarese contro le incursioni che potevano arrivare dal mare.

È intorno al 1400 che l'edificio inizia a cambiare volto. Con la stabilizzazione politica del Regno di Napoli, la struttura perde parte della sua severità militare e inizia la sua lenta trasformazione in residenza stabile per le famiglie nobiliari che amministravano il feudo.

L'Era dei Caracciolo
La storia del castello è legata a doppio filo ai passaggi di proprietà feudale (i "passaggi di mano" tra nobili).
> I Marincola: Prima dell'arrivo dei Caracciolo, il feudo e il palazzo furono legati alla potente famiglia catanzarese dei Marincola.

> I Caracciolo di Gioiosa: La svolta che dà il nome attuale al castello avviene nel XVIII secolo (1700). Il feudo passò alla famiglia Caracciolo, specificamente al ramo dei Principi di Gioiosa. I Caracciolo erano una delle casate più illustri e ramificate del Regno di Napoli (con origini che risalgono all'epoca bizantina e longobarda).
Sotto la signoria dei Caracciolo, che mantennero il possesso fino all'eversione della feudalità (1806) sancita dalle leggi napoleoniche, il castello consolidò il suo aspetto di palazzo baronale, centro amministrativo ed economico del territorio.

La "Domus" Fortificata
Nonostante le modifiche residenziali, il Castello Caracciolo non ha mai nascosto la sua anima guerriera.

> Struttura: Presenta una pianta rettangolare massiccia.

> Torri: È caratterizzato da quattro torri a base quadrangolare poste agli angoli, tipiche dell'architettura difensiva che doveva permettere il tiro incrociato contro gli assalitori.

> Interni: Si accede tramite un imponente portale in pietra che conduce a un androne con volta a botte e, successivamente, a una corte centrale. Questo cortile era il cuore pulsante della vita del castello, attorno al quale si sviluppavano i magazzini (per le derrate alimentari e la seta) al piano terra e gli appartamenti nobiliari al piano superiore.

Il Castello Oggi
La vera particolarità storica di questo castello non risiede solo nelle battaglie o nei blasoni, ma nel suo legame con l'economia.
Tra il 1300 e il 1700, Catanzaro era considerata la Capitale Europea della Seta. San Floro, con le sue immense distese di gelsi (il cibo per i bachi), era il "motore agricolo" di questa industria. Il Castello Caracciolo fungeva da centro di controllo per questa produzione.
Oggi, questa vocazione è stata recuperata in modo straordinario:

> Il Museo Didattico della Seta:
Le sale del castello ospitano oggi un museo unico nel suo genere. Qui sono conservati costumi d'epoca, damaschi catanzaresi preziosi, paramenti sacri e antichi telai.

> Il Legame con il Presente:
Il castello è il punto di partenza culturale per l'attività della cooperativa Nido di Seta, un gruppo di giovani calabresi che ha ripreso l'antica filiera, tornando ad allevare bachi e a tessere la seta come si faceva secoli fa.
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Chiesa di San Nicola Vescovo

Anno di Fondazione 1560 (prima edificazione).


Stile Neoclassico (facciata e decorazioni), con impianto originale rinascimentale rimaneggiato.


Chiesa Matrice (divenuta tale dopo il terremoto del 1783).

Sebbene l'aspetto attuale della chiesa risenta fortemente di interventi successivi, la sua storia è antica e legata a doppio filo con le vicende sismiche della Calabria e con la nobiltà locale.
Le Origini e i Monaci Basiliani: La fondazione del primo nucleo parrocchiale è antecedente all'edificio attuale e si deve alla presenza di monaci Basiliani fuggiti dall'Oriente. Furono loro a portare a San Floro le reliquie del Santo Martire, inizialmente custodite nella Chiesa di Santa Caterina.

L'edificio attuale di San Nicola fu eretto per la prima volta nel 1560.
Tuttavia, assunse il ruolo centrale che ha oggi solo dopo il devastante terremoto del 1783.
Quel sisma distrusse l'antica chiesa di Santa Caterina, costringendo la comunità a trasferire la sede parrocchiale e le preziose reliquie del Santo Patrono proprio nella chiesa di San Nicola, che sorgeva in una posizione strategica opposta al Castello Caracciolo.

Terremoti e Ristrutturazioni:
La struttura ha subito diverse modifiche a causa dei frequenti terremoti che hanno colpito l'istmo di Catanzaro (in particolare nel 1638, 1783 e 1905).
Questi eventi hanno reso necessari interventi di consolidamento e restauro che hanno definito l'attuale veste neoclassica della facciata e degli interni, sovrapponendosi all'impianto originale cinquecentesco.

La chiesa domina l'ingresso del paese, fungendo da contrappunto visivo al tessuto storico del borgo.

> Facciata:
Si presenta con un elegante andamento a capanna, scandita da un ordine di lesene e cornicioni che riflettono il gusto neoclassico per la simmetria e la sobrietà. Il portale in pietra, ad arco a tutto sesto, è l'elemento focale, sormontato dall'edicola con l'effigie di San Nicola.

> Campanile:
Situato a sinistra e allineato alla facciata, il campanile con la sua doppia apertura e il sistema campanario non è solo funzionale, ma bilancia il volume della navata laterale sottostante.

L'interno riflette la stratificazione storica, combinando elementi strutturali poveri ma ingegnosi con decorazioni preziose.

Struttura delle Navate:

Navata Principale: È coperta da una volta a botte realizzata in "incannucciato" (una tecnica tradizionale antisismica e leggera, tipica del sud Italia, che usa canne intrecciate intonacate).

Navata Laterale: Più bassa, presenta una copertura piana in putrelle e tavelloni, sormontata da una struttura in legno di castagno, materiale locale resistente e durevole.

Le Statue di San Floro: La chiesa custodisce due diverse rappresentazioni del patrono, testimonianza di una devozione secolare:

> La Statua del '600:
Lignea, custodita nella nicchia absidale, preziosa per la sua base decorata con angeli.

> La Statua "di Coccia":
Un'effigie ottocentesca a figura intera, curiosamente detta “di coccia” (riferimento dialettale ai foruncoli o alle imperfezioni della pelle, forse legata a qualche evento miracoloso o caratteristica iconografica specifica).

> Il Tesoro dei Caracciolo:
Di inestimabile valore storico è il reliquario d'argento del XVI secolo. Donato dal Duca Caracciolo, feudatario del luogo, custodisce un osso del braccio di San Floro. Questo oggetto non è solo un bene religioso, ma un patrimonio storico che attesta il legame tra il potere feudale e la chiesa locale nella storia di questo borgo.
  • reliquia
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Palazzo Zolea

il palazzo fortificato Zolea, ricostruito dopo il terremoto del 1783, sopra le antiche fondamenta, dopo il grande flagello che aveva causato morte e distruzione in tutta la Calabria.,

Il palazzo Zolea ebbe come ospite il pittore inglese John Arthur Strutt famoso per aver scritto " Viaggio a piedi in Calabria e Sicilia" (1840) un diario di viaggio contenente un interessante descrizione riguardo la vita, tradizioni e costumi del meridione durante la prima metá del '800.

Questa casa ebbe tra le persone illustri don Cesare Zolea il quale fu sindaco di San Floro nel 1765, noto per avere istituito una processione commemorativa per ringraziare il Santo Patrono per il miracolo di fare sparire la peste di cui il paese fu afflitta.

La famiglia Zolea fu proprietari oltre ad un mulino di diversi possedimenti terrieri, adibiti prevalentemente alla coltivazione di alberi di gelso, necessari all'allevamento dei bachi da seta; materia prima utilizzata dall'industria serica, molto fiorente a quel tempo a Catanzaro e altre città.

Al monte all' italiana di tre cime di verde movente la punta e nel capo una cometa ondeggiante in palo accostato da due stelle d'oro.
  • zolea esterno
  • zolea stemma
  • zolea portale
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