Plastica Plasmix Multimateriale
Informazioni
La plastica costituisce il 20/25% dei rifiuti solidi urbani, ma il suo volume è superiore all’insieme di tutti gli altri rifiuti.
Pesa pochissimo ma occupa tanto spazio. Il suo volume è una delle caratteristiche che ne rendono difficile e costosa la raccolta.
Parlare di plastica in modo unitario è improprio e conviene invece parlare di “plastiche” considerando che le tipologie sono infinite e sarebbe impossibile raccoglierle in maniera diversificata.
Sarebbero riciclabili le “resine termoplastiche, cioè i contenitori di acqua minerale o detersivi.
Non lo sono invece in maniera diretta le resine termoindurenti come la bachelite (la vecchia plastica isolante elettrica e termica), le resine ureiche (colle, adesivi, alcuni tipi di stoviglie di plastica), la melammina (piatti di plastica rigidi), le resine epossidiche (colle ad alta resistenza), molte resine in poliestere (base di materiali composti con fibre organiche o vetro) e il kevlar.
Per distinguere le varie plastiche ci vorrebbe una laurea in chimica ed inoltre, gli oggetti in plastica sono a loro volta composti da più tipi di plastica. Pensiamo ad un giocattolo, ma anche nella maggior parte di prodotti in commercio. In ogni oggetto vi sono più tipi di plastica.
Se dovessimo separare solo quello che per normativa è considerato riciclabile, dovremmo mandare in discarica quasi tutta la frazione di rifiuti in plastica.
Oggi il servizio di raccolta ci consegna un contenitore definito del “multi/materiale”in considerazione che le plastiche, i metalli, i materiali compositi, vengono inviati in un CRD (Centro di recupero).
Nei CRD, vengono separati manualmente, meccanicamente o tramite calamite i materiali effettivamente recuperabili.
Tutto ciò che resta, cioè la maggior parte dei materiali, prende il nome di PLASMIX, (plastica mista).
Il Plasmix viene macinato e ridotto in frantumi (pensiamo ai coriandoli).
Questo materiale viene chiamato CSD (combustibile derivato secondario).
Significa che tutto questo materiale è destinato ad essere bruciato o meglio adoperato come combustibile nei cementifici.
Questa è una buona cosa perché, almeno si evita di bruciarepetrolio o gas.
Dal 2000 al 2025, gli inceneritori sono passati da 54 a 35 e i cementifici che utilizzano in CSD sono 11.
E importante che le persone comuni abbiano queste informazioni per capire come fare a sbagliare il meno possibile, vista la complessità del sistema produttivo.
Come comportarsi?
Schiacciare i contenitori, le bottiglie in particolare e richiuderle, comprimere, per quanto possibile il resto nel contenitore. Il volume è un costo nella gestione, per il trasporto e l’uso dei compattatori.
Ci sono in commercio dei “riduttori di volume” per chi desidera fare di più.
bottiglie di plastica
piatti, bicchieri e posate in plastica monouso
flaconi
vaschette e confezioni per alimenti
polistirolo
vasetti
buste, pellicole e sacchetti
giocattoli
cd
secchi e bacinelle
polistirolo da imballaggio
grucce
cartelle porta-documenti. T
Tutto quello che ha un potere calorico, può essere inserito, in considerazione del passaggio nei CRD dove diventerà carburante.
La carta plastificata, i tetrapak e tutti quei materiali compositi con una percentuale di plastica rilevante potranno essere trasformati in carburante.
Ognuno di noi può fare qualcosa per ridurre l’uso della plastica:
> scegliere prodotti alla spina o a contenuto minimo di plastica
> riutilizzare le buste per la spesa.
> Bere acqua del rubinetto di casa la quale è potabile e può essere bevuta senza alcun pericolo per la salute. Dall’acqua, può essere eliminato il sapore del cloro, e migliorarne il gusto. Riempire una caraffa di vetro e lasciarla per almeno due ore, ricoprendo la bocca con un panno di cotone, in modo che il cloro possa evaporare.
Le plastiche rilasciano micro particelle che finiscono nell’ambiente e nel ciclo alimentare degli animali e delle piante e poi in quello umano.
Nel mare si riducono in particelle microscopiche che restano a galla sull’acqua e riducono lo scambio di ossigeno nell’acqua.
Il CFA, la plastica dei biberon, dei rivestimenti delle scatolette, delle lattime è stato vietato perché provocherebbe impotenza maschie ed infertilità.
Il PFOA, la plastica delle padelle antiaderenti meno moderne è classificata come “possibilmente cancerogena”.